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Si dice che i giardini raccontano storie, hanno una memoria uditiva ed emotiva e quindi molti racconti sussurrati tra le foglie.

Chissà cosa verrebbe fuori se il giardino di via San Leonardo, quartiere Santo Stefano, prendesse a parlare come una grande creatura antropomorfa. Altro che romanzi di epica, urban fantasy, Mille e Una notte… chissà, proviamo a immaginare.

Le grandi soforee ci darebbero ripetizioni di economia e diritto internazionale con accento americano, sono preparate, hanno ascoltato per anni gli studenti della vicinissima Johns Hopkins University, il college “made in the Usa”, intenti a ripassare e a fare merenda sui tavoli del giradino. Le farnie hanno una memoria più antica, ricordano ancora le preghiere delle suore dell’Istituto delle Scienze Religiose (un tempo convento) che curavano il giardino e ci tenevano molto a quel fazzoletto verde, era il loro cimitero. Mai avrebbero pensato che, molti anni dopo, lo splendido pergolato di uva spina venisse abbattuto dai vecchietti ardimentosi del centro anziani per fare due pista da bocce.

I pioppi neri hanno invece racconti più duri, spaccio, dispetti tra pusher, lamenti di anime inquiete che cercano la pace. I cedri dell’Himalaya possono ripetere una per una le imprecazioni della battagliera Anna, la “nonna” che con pugno deciso ha cacciato indietro il degrado urbano dal “suo” giardino Belmeloro (altro nome dell’oasi di verde), accolto studenti e famiglie, estirpato oltre alle erbacce anche i cattivi pensieri che agitavano le piante. Agli aceri argentei è andata meglio, loro hanno solo storie d’amore da raccontare, passioni forse frettolose, un po’ esibizioniste, sicuramente focose se avvengono su una panchina d’inverno. Infine, gli aceri argenti parlano arabo e altre lingue, ridono, scherzano e raccontano storie di paesi lontani.

L’associazione Chiusi fuori che fino al … si prenderà cura del verde del giardino San Leonardo, garantendo pulizia e ordine, vuole davvero dar voce al giardino attraverso incontri letterari, sfide artistiche all’ultima bomboletta, giornate dedicate alla prevenzione e altri momenti di ritrovo, per ricordarci che in mezzo alle pieghe verdi della città torniamo un po’ umani

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